Informazione per i pazienti

Prostatectomia Radicale Robotica: quello che devi sapere

Una guida scritta da chi ha vissuto questa esperienza in prima persona. Dati, statistiche, risposte alle domande in un linguaggio per non addetti ai lavori.

Ho cercato informazioni chiare e accessibili ma non sempre è semplice reperisrle. Per quato motivo ho deciso di metterle insieme in questo piccolo sito, a beneficio di colori i quali dovranno sottoporsi allo stesso intevento.

~40Knuovi casi/anno in Italia
95%sopravvivenza a 5 anni
Da Vincisistema robotico

Il Cancro alla Prostata

Il tumore della prostata è il cancro più diagnosticato negli uomini in Italia. Capirlo è il primo passo per affrontarlo con consapevolezza.

Cos'è la prostata?

La prostata è una ghiandola delle dimensioni di una noce, situata sotto la vescica. Produce parte del liquido seminale. Con l'età tende a ingrandirsi, e in alcuni casi possono svilupparsi cellule tumorali al suo interno.

Come si manifesta?

Nelle fasi iniziali il tumore alla prostata è quasi sempre asintomatico. I sintomi compaiono tardivamente: difficoltà a urinare, flusso debole, necessità frequente di urinare di notte, dolore osseo in caso di metastasi. Per questo la diagnosi precoce tramite PSA è fondamentale.

La diagnosi: PSA e biopsia

Il PSA (Antigene Prostatico Specifico) è un esame del sangue semplice che misura una proteina prodotta dalla prostata. Valori elevati non indicano necessariamente un tumore, ma richiedono approfondimenti. La diagnosi definitiva si ottiene con una biopsia prostatica, guidata spesso da risonanza magnetica multiparametrica (mpMRI).

Il Gleason Score: misurare l'aggressività

Il patologo valuta le cellule bioptiche e assegna un punteggio di Gleason (da 6 a 10). Un punteggio basso indica un tumore poco aggressivo; uno alto richiede trattamento rapido. Questo numero è centrale in tutte le decisioni terapeutiche.

~40.000
Nuovi casi diagnosticati ogni anno in Italia (fonte: AIOM 2023)
1° posto
Tumore maschile più frequente in Italia, davanti al colon-retto e al polmone
95%
Sopravvivenza a 5 anni per tumori localizzati diagnosticati precocemente
~8.000
Decessi per anno in Italia — in calo grazie alla diagnosi precoce
50+ anni
Età raccomandata per iniziare i controlli del PSA; 40+ con familiarità

Le Terapie Disponibili

Non esiste un'unica risposta giusta. La scelta dipende da stadio, età, Gleason score, condizioni generali e preferenze personali. Il dialogo con il team multidisciplinare è fondamentale.

🤖

Prostatectomia Radicale Robotica

Rimozione chirurgica completa della prostata con assistenza del robot Da Vinci. Approccio mininvasivo con 5–6 piccole incisioni. Indicata per tumori localizzati in pazienti con buone condizioni generali.

★ Trattamento principale per tumore localizzato
☀️

Radioterapia

Radioterapia esterna (IMRT/VMAT) o brachiterapia (semi radioattivi interni). Valida alternativa alla chirurgia per tumori localizzati, spesso abbinata alla terapia ormonale per tumori localmente avanzati.

👁️

Sorveglianza Attiva

Per tumori a basso rischio (Gleason 6, PSA basso, poca estensione): monitoraggio periodico senza trattamento immediato. Riduce gli effetti collaterali inutili. Non è "non fare nulla" — è una scelta medica precisa.

💊

Terapia Ormonale (ADT)

Riduce i livelli di testosterone per "affamare" le cellule tumorali. Usata per tumori avanzati o come supporto alla radioterapia. Non è curativa da sola ma controlla efficacemente la malattia.

🔬

Terapie Focali (HIFU, Crioterapia)

Trattamenti mirati che distruggono solo la parte tumorale preservando il tessuto sano. Tecnologie in evoluzione, indicate in casi selezionati. Minori effetti collaterali ma follow-up attento necessario.

🧬

Chemioterapia e Nuovi Farmaci

Per tumori metastatici resistenti alla castrazione. Farmaci come docetaxel, cabazitaxel, enzalutamide, abiraterone hanno cambiato radicalmente la prognosi. La ricerca avanza rapidamente.

La Prostatectomia Radicale Robotica

Un'operazione complessa resa più sicura e precisa dalla tecnologia. Ecco come funziona davvero, senza filtri.

Il Sistema Da Vinci

Il robot Da Vinci non opera autonomamente: è uno strumento avanzato controllato in tempo reale dal chirurgo. Traduce i movimenti delle mani in movimenti millimetrici, con una precisione impossibile a mano libera. La visione 3D ad alta definizione permette al chirurgo di vedere strutture invisibili ad occhio nudo.

Vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale:

Incisioni minime (5–6 fori di 1–2 cm), perdita di sangue ridotta, degenza ospedaliera di 1–3 giorni, ripresa lavorativa in 3–4 settimane, minore rischio di infezioni e complicanze post-operatorie.

Prima dell'intervento

Risonanza magnetica multiparametrica, visita anestesiologica, esami del sangue e pulizia intestinale. L'intervento dura mediamente 2–3 ore in anestesia generale. Il cateterismo vescicale rimane per 7–14 giorni dopo l'operazione.

Le fasi dell'intervento

  1. 1
    Accesso e pneumoperitoneo Piccole incisioni nell'addome. Insufflazione di CO₂ per creare spazio di lavoro. Posizionamento dei trocar e aggancio del robot.
  2. 2
    Dissezione della prostata Il chirurgo separa la prostata dalla vescica, dall'uretra e dai tessuti circostanti con grande precisione, tentando di preservare i fasci neurovascolari.
  3. 3
    Risparmio dei nervi erettili Tecnica nerve-sparing: se il tumore lo permette, i nervi responsabili dell'erezione vengono preservati. Fondamentale per il recupero della funzione sessuale.
  4. 4
    Rimozione e linfadenectomia La prostata viene estratta insieme alle vescicole seminali. Spesso si rimuovono anche i linfonodi pelvici per analisi istologica.
  5. 5
    Anastomosi uretro-vescicale La vescica viene ricongiunta all'uretra con suture precise. È la fase più delicata: da essa dipende il recupero della continenza urinaria.
  6. 6
    Risveglio e post-operatorio Dimissione in 1–3 giorni. Catetere per 7–14 giorni. Attività leggera ripresa in pochi giorni, lavoro sedentario in 3–4 settimane.

I Numeri che Contano

Dati da studi internazionali e registri oncologici italiani. I numeri aiutano a capire — anche se ogni caso è diverso.

85%

Continenza urinaria recuperata entro 12 mesi dall'intervento

60–70%

Recupero parziale o completo della funzione erettile dopo nerve-sparing

<1%

Mortalità operatoria nelle strutture ad alto volume chirurgico

3–4sett.

Tempo medio per rientro al lavoro dopo prostatectomia robotica

Controllo oncologico a lungo termine

Sopravvivenza a 5 anni (localizzato)~97%
Sopravvivenza a 10 anni (localizzato)~90%
PSA non rilevabile a 5 anni (Gleason ≤7)~85%
PSA non rilevabile a 5 anni (Gleason 8–10)~65%

Recupero funzionale

Continenza a 3 mesi~60%
Continenza a 6 mesi~75%
Continenza a 12 mesi~85%
Funzione erettile con nerve-sparing bilaterale~65%

La Mia Storia

Caro lettore,

se ti trovi qui, con ogni probabilità, non è per un caso fortuito o perché hai ricevuto una piacevole sorpresa. La premessa però è che se hai cercato esattamente il termine “prostatectomia”, è perché sei assolutamente in tempo per risolvere il problema. Il mio consiglio è di vederla in questo modo, ovvero positivamente.

Ti racconto la mia storia, sperando di essere il più oggettivo (e utile) possibile.

Sono un uomo classe 1970 con diversi casi di decesso in famiglia (mio papà più tre zii dei quali uno da parte di mamma e due da parte di papà) a causa di cancro alla prostata. Per questo motivo ho sempre curato con particolare attenzione la frequenza con la quale sottoposti alle analisi del sangue così da monitorare il PSA, anche se successivamente ho capito che non sempre si tratta di analisi sufficienti.

Per quanto riguarda il PSA, il consiglio è di cercare di fare, per quanto possibile, le analisi sempre presso lo stesso laboratorio in quanto diverse macchine possono dare diverse letture.

A marzo 2025, il valore del PSA ì risultato essere di poco superiore a 4, contro il 2 delle analisi precedenti, facendo scattare in me quel campanello di allarme che mi ha imposto di approfondire meglio.

Scopro rapidamente, con sorpresa, che come alternativa al (non per tutti) poco piacevole inserimento di un oggetto nel proprio ano, è possibile effettuare una risonanza magnetica multiparametrica alla prostata con liquido di contrasto che, attualmente, rappresenta uno strumento diagnostico molto preciso.

Per l’esame in oggetto è comunque necessario svuotare il proprio intestino tramite clistere, più altre indicazioni relative alla dieta da seguire. Si tratta comunque di un esame totalmente indolore e della durata di circa 45 minuti, al netto della preparazione che precede l’esame stesso. Si tratta solo di sopportare il frastuono della macchina ed è sicuramente poco adatto a chi soffre di claustrofobia.

I tecnici radiologi che effettuano materialmente l’esame, NON danno mai opinioni personali relative all’esito dell’esame. E’ sempre necessario attendere il referto e, quando possibile, sentirselo spiegare per quei 5 minuti necessari a comprendere meglio cosa ci sia scritto.

Dall’ esame emergono evidenze di neoplasie, apparentemente limitate alla capsula prostatica, a parziale conferma che il valore di PSA potrebbe derivare da queste malformazioni e che quindi non si tratta di un falso allarme.

Il passaggio successivo, in questi casi, è la biopsia, e non serve un urologo a dirtelo. Trattasi di passaggio obbligato.

Ecco, questa non è piacevole. Ma neanche un po'. Avendo la possibilità, consiglio assolutamente di informarsi preventivamente sulla possibilità di effettuarla sotto sedazione. Si tratta a tutti gli effetti di un piccolo intervento chirurgico dove un operatore deve prelevare dei campioni (frustoli) dalla prostata per mezzo di una specie di pistoletta che stacca dei pezzi ogni volta che viene azionata. Si viene posizionati in posizione ginecologica, si viene depilati nella zona perianale, vengono fatte delle iniezioni di anestetico sia al di fuori che all’interno dell’ano (fottuto incubo), dopodiché l’operatore, che nel mio caso è stata una ragazza molto bella nonché brava, opera con un monitor che “fonde” in una vista tridimensionale le immagini della risonanza con le immagini prodotte in tempo reale da una sonda ecografica inserita fino a raggiungere la prostata per procedere contestualmente al prelievo di una quantità variabile di campioni (una ventina nel mio caso) presi prevalentemente nelle zone evidenziate dalla risonanza più altre zone apparentemente pulite. Ogni “stlock” della pistoletta è decisamente fastidioso ed anche doloroso. Circa 45 minuti di tortura necessaria ma, probabilmente, evitabile se ti sedano.

Terminato l’intervento, si resta sdraiati a riposo per qualche minuto per evitare giramenti di testa, dopodiché è necessario idratarsi molto e verificare, prima di essere dimessi, di riuscire a fare normalmente pipì. Questo chiaramente, a seconda dei casi, può richiedere 30-60 minuti. Se non si urina entro un paio d’ore (importante bere molto ovviamente), è necessario che gli infermieri procedano alla introduzione di un catetere vescicale. Io fortunatamente non ho avuto problemi e mi hanno mandato a casa poco dopo aver fatto il mio bisognino. E’ del tutto normale la presenza di sangue nelle urine e, soprattutto, nel liquido seminale per qualche giorno successivamente all’intervento.

Da padre, da figlio e da marito quale sono, non vi racconto le ansie e le preoccupazioni nelle attese dei vari risultati. La componente psicologica meriterebbe un capitolo a parte ma vi assicuro che la forza interiore la si trova rapidamente, se si hanno dei valiti motivi, e tutto diventa gestibile.

Ad ogni modo dopo qualche giorno è pronto il risultato dell’esame istologico che conferma che si tratta di un tumore maligno, presente bilateralmente, fortunatamente con un grado della scala di Gleason, non eccessivamente alto (3+4 da una parte e 3+3 dall’altra). Mi viene spiegato che, a loro avviso, in questi casi è assolutamente raccomandabile l’asportazione dell’organo.

Passaggio immediatamente successivo è la selezione dell’urologo di fiducia. Del “prof”. Dell’ “amico dell’amico”. Qui non entrerò volutamente nei nomi e cognomi ma posso confermare di essere finito in ottime mani.

Il prof, che di casi ne vede tanti, prima dell’appuntamento mi chiede di procedere ad una “second opinion” consigliandomi uno specialista di sua fiducia. In pratica si chiede un permesso per andare a recuperare i frustoli presso il laboratorio che ha effettuato la prima analisi e li si porta al secondo specialista che, dopo qualche giorno, elaborerà il suo rapporto che, almeno in questo caso, era sostanzialmente coincidente con il primo al netto del fatto che riportava dettagli maggiormente precisi. Alla ricezione della second opinion è necessario riportare i campioni (si trovano in delle scatolette di plastica riportanti identificativi univoci), al primo laboratorio che per legge deve mantenere i campioni per un periodo di tempo molto lungo (non ricordo ma parliamo di tipo 20 anni).

A questo punto con alla mano analisi del sangue, risonanza e i due esami istologici, incontro il prof che, una volta analizzato il tutto, mi espone le varie possibilità che, sempre relativamente al mio caso, possono prevedere diverse opzioni ma la soluzione migliore, anche a suo avviso, è quella di procedere alla rimozione dell’organo, successivamente però ad una sostanziale perdita di peso in quanto il peso, in questi casi, non aiuta ed io partivo da ragguardevoli 141 kg (1,77 di altezza) ovvero un BMI (body mass index) pari a 45 equivalente a “obesità di classe III”. Sostanzialmente, essendo i vari parametri relativi al tumore ancora “limitati” ed essendo contenuto esclusivamente a livello della capsula prostatica, si è ritenuto dare precedenza alla perdita di peso in quanto più si pesa e maggiori sono i rischi di incontinenza e impotenza a seguito dell’intervento, oltre che come noto i rischi aumentano anche durante l’intervento stesso e gli obesi sono pazienti complicati per gli anestetisti. A seguito di questa visita effettuo, per scrupolo, una TAC total body con contrasto che, per quanto non sia in grado di evidenziare eventuali malformazioni piccole, mi da una idea di massima sullo stato complessivo di salute e ne esco bene.

Ecco, se proprio vogliamo trovare un lato positivo della storia, e non è che sia semplice trovarne, il cancro mi ha fatto perdere 33 kg in sei mesi. Non ci sarebbe riuscita neanche una tresca con una Demy Moore venticinquenne. Mi sono aiutato, facendomi seguire da un endocrinologo, con una terapia a base di mounjaro che dà una mano a aumentare la sensazione di sazietà, ma posso garantire di averci messo molto del mio e di aver tirato fuori una forza di volontà che non credevo di avere.

Come d’accordo col prof, mi faccio vivo nuovamente con il peso aggiornato a distanza di circa sei mesi e mi viene chiesto di ripetere la risonanza magnetica oltre alla effettuazione di una PET total body con contrasto.

Potrei scrivere un ulteriore capitolo sugli effetti dei liquidi di contrasto che vanno dal “nullo” di quello associata alla risonanza, al “sensazione pazzesca al limite piacevole che si trasferisce dal cranio ai piedi” di quello della TAC, al “oddio mi si stacca il braccio” (per pochi secondi) di quello della PET.

L’esito della PET è fortunatamente totalmente negativo (pulito) a evidenza che, come ho sempre sostenuto, dentro sono una bella persona. L’esito della risonanza è peggiorativo rispetto alla risonanza precedente in quanto evidenza la voglia della neoplasia si uscire dalla capsula (dimensioni aumentate) oltre che una iniziale contaminazione dei condotti spermatici. Insomma non è opportuno attendere che il mio peso cali ulteriormente in quanto ci eravamo dai più o meno quell’obiettivo.

Per quanto la PET sia pulita, l’urologo, in base ai risultati della risonanza (in tutto ciò il PSA è sempre rimasto stabile intorno a 5), stabilisce che l’intervento non sia più semplice prostatectomia radicale ma preveda anche la rimozione dei linfonodi a titolo cautelativo.

L’intervento deciso pertanto è PROSTATECTOMIA RADICALE ROBOTICA CON LINFADENECTOMIA PELVICA. A che serve togliere i linfonodi se la PET è negativa? La PET potrebbe non rilevare un inizio di diffusione ai linfonodi e sono proprio i linfonodi pelvici ad essere i primi attaccati dal cancro alla prostata. Poi da lì parte e si estende se non preso in tempo. La rimozione dei linfonodi di fatto serve solo ad una “stadiazione” ovvero capire se sei è già diffuso o se è confermato che il male è limitato solo alla capsula prostatica. Questo esame viene fatto durante l’intervento stesso e a second dell’esito di può decidere durante l’intervento di essere maggiormente radicali.

Il passaggio successivo consta nella preospedalizzazione che sono normali esami del sangue, urine, ecg, colloqui vari e si risolvono nell’arco di mezza giornata. Valgono tipicamente massimo tre mesi e in questo periodo di tempo si attende la chiamata per il ricovero (e si continua la dieta per chi ne ha bisogno!). Questo per quanto riguarda le strutture pubbliche. In clinica privata le tempistiche sono differenti.

Per l’intervento viene richiesto di arrivare a digiuno anche di liquidi dalla sera prima, depilati nella parte frontale dalle ginocchia alle costole (bella scena), dotati di calze antitrombosi che vanno indossate prima dell’intervento stesso.

Come sempre, almeno credo, se si entra il più possibile sereni nella fase di anestesia, ci si sveglia senza brutti pensieri a seguito dell’intervento. Non è semplice ma bisogno provare a rilassarsi e ad addormentarsi (o meglio staccare la spina) da rilassati e tranquilli che tutto andrà per il meglio. Ho contato che, mediamente, da quando si lascia la stanza a quando si rientra in stanza trascorrono dalle 4 alle 5 ore e mezza a seconda del tipo di intervento (con o senza linfonodi) più altri fattori.

L’intervento con il robot Da Vinci viene svolto in una posizione particolare ovvero pancia all’aria e testa in sotto. Si finisce su un tavolo che viene inclinato così da favorire l’ingresso degli strumenti (le viscere vengono spostate verso il petto per intenderci, e la gravità aiuta). Per questo motivo alcuni il giorno dopo lamentano dolore alle spalle in quanto il peso va a gravare su due supporti che “bloccano” il corpo dalla caduta (si è pure legati ovviamente!). Io francamente non ho avuto alcun dolore in quella zona.

Ci si sveglia sempre con una sensazione di forte freddo. Brividi da “shock” per intenderci. Una tremarella fastidiosa che dura 15-30 minuti ma poi va a cessare del tutto rapidamente e subentra la meraviglia della morfina che tutti i dolori caccia via. Ci si sveglierà con una o due ago cannule tipicamente in zona mano per terapie varie e idratazione, con un tubo di drenaggio e con il catetere vescicale. Sulla pancia 5 o 6 “buchi”.

La degenza dura 2 o 3 giorni. E la problematica maggiormente comune è legata alla “canalizzazione” (ovvero che i gas viaggino correttamente nell’intestino e vengano emessi) nonché alla defecazione. Quello che succede è che nella pancia smucinino non poco per rimuovere la prostata cercando di garantire il più possibile l’integrità dei fasci di nervi che la avvolgono. Per fare questo, grazie alle “mani ferme” del robot ed alla perizia degli operatori, per spostare le viscere e farsi spazio viene immesso nell’addome del gas. Alla fine dell’intervento si cerca di tirar via più gas possibile ma una parte resta prigioniero nell’addome e, oltre al riposizionamento naturale delle viscere, crea un gran bel mal di pancia parecchio fastidioso. La cosa più importante pertanto è rimettere in modo l’intestino e per questo motivo le terapie antidolorifiche durano poco perché sono tra le cause principali di intestino pigro e accumulo dei gas. E’ necessario sforzarsi di alzarsi (quando lo dicono i medici o infermieri) e provare a camminare. Alzarsi non viene spontaneo perché la zona dove si è stati operati è dolorante ed è come se si fossero fatti mille addominali. Però è necessario ed il mio consiglio è assolutamente “prima è meglio è” perché il rimanere a letto con difficoltà a espellere i gas è davvero (seriamente) doloroso. I primi “peti” (vi assicuro che ci si libera di qualsiasi vergogna) sono liberatori. Ad ogni peto si percepisce in modo netto che l’intensità del dolore diminuisce rapidamente. Questa cosa va avanti per una buona giornata dove si dovranno alternare “camminate a peti”. Si arriverà a livelli decisamente professionali di peti a comando che saranno liberatori come non mai. Fondamentale NON spingere mai più di tanto perché, oltre al dolore, si possono fare danni. Deve diventare un flusso quasi naturale.

Tipicamente dopo uno o due giorni, a seconda del flusso di sangue / siero presente nella sacca di raccolta collegata al drenaggio, viene rimosso il drenaggio. La rimozione non è dolora ma fastidiosa perché nella pancia ti lasciano qualcosa come 30 di tubo e la sensazione di “sfilamento” non è simpatica. Pochi secondi e passa. Consiglio di non guardare. Un bel respiro profondo e quando si soffia lo sfilano.

Dalle strutture sanitare, di qualsiasi tipo esse siano, cercano di mandarti a cassa prima possibile perché, per quanto pulite e asettiche, i rischi di prendersi una infezione restano maggiori in struttura piuttosto che a casa. Si esce quindi doloranti e molto deboli (e col catetere che rimarrà collegato per una decina di giorni). Obiettivo non prendere (o limitare il più possibile) gli antidolorifici sempre a favore della componente intestinale. Mangiare kiwi, prugne e simili (senza esagerare) aiuta perché il passaggio successivo è riprendere ad andare regolarmente di corpo e vi assicuro che dopo l’intervento è pressoché impossibile perché si ha un blocco psicologico del tipo “se cago muoio”. Non è così ma bisogna evitare la stipsi e favorire l’evacuazione. Normalissimo non andare per 3-5 giorni ma poi quando ci si libera è un altro passo verso la gioia.

I primi 2-3 giorno casa sono impegnativi. Seduti il meno possibile. Si cerca di alternare letto a qualche camminata meglio se accompagnati perché si è davvero deboli e si ha poca fame. A seguito della prima vera evacuazione intestinale, torna pure l’appetito e con il cibo (senza esagerare e evitando cibi che induriscono le feci) tornano pure le energie. A 6-8 giorno dall’intervento i dolori addominali sono davvero pochi e sopportabilissimi e l’unica seccatura resta il catetere (che però quasi sempre è più un impiccio che altro). È assolutamente normale che il colore delle urine si schiarisca nel corso delle giornate, partendo da un colore più “rosso” del solito a causa della presenza di un po' di sangue. È altrettanto probabile e del tutto normale che di tanto in tanto si vedano transitare nel tubo che porta l’urina nel sacchetto dei “pezzetti di tessuto organico” come residui dell’intervento.

La terapia prescritta, nella maggior parte dei casi, prevede l’assunzione di antibiotici per cinque giorni, iniezioni di eparina per due o tre settimane e blandi antidolorifici in caso di necessità. La convalescenza è di circa due o tre settimane e prevede riposo alternato a passeggiate ed una dieta chiaramente non troppo impegnativa per la digestione.

La prima visita di controllo è prevista a distanza di circa dieci giorni dalle dimissioni e prevede, sempre a seconda dei casi, la verifica delle ferite, l’eventuale rimozione di punti, la rimozione del catetere, la verifica delle analisi del sangue che devono essere effettuate la mattina prima della visita di controllo.

La rimozione del catetere è solo un po' fastidiosa ma dura poco e francamente è come se togliessero il braccialetto elettronico a un condannato ai domiciliari. Tra le altre cose il mio consiglio, in relazione al catetere, è di usare per i primi due o tre giorni solo la sacca da due litri per poi alternare quelle da un litro che si legano al polpaccio durante il giorno (importante che il polpaccio si trovi sempre al di sotto della zona inguinale ovvero quando si sta sdraiati è importante tenere la gamba a terra), a quello da due litri per la notte. Quelli piccolino regala davvero una buona dose di libertà ed è decisamente comodo durante le passeggiate che saranno sempre più lunghe e frequenti nel corso della giornata.

Da lì in poi, a seconda dei casi, è comunque tutta in discesa ed il percorso diventa estremamente variabile a seconda del tipo di recupero associato sia alla capacità sessuale, che tipicamente richiede un po' di tempo, che alle eventuali perdite di pipì che saranno comunque quasi sempre limitate e gestibili e tenderanno a sparire nel tempo. Chiaro che si tratta di seccature ma, amici miei, vogliamo fare confronti con altro?

Ringraziamo per aver fatto in tempo e ringraziamo l’evoluzione scientifica che in questo ambito ha fatto passi da gigante rendendo possibili interventi inimmaginabili appena trenta anni fa.

Ringraziamo anche chi ci è stato vicino. Io in particolare senza mia moglie, che non smetterò mai di ringraziare per il modo in cui mi ha supportato sia fisicamente che, soprattutto, mentalmente, non so se sarei stato in grado di gestirla in questo modo.

Mi auguro che questa mia condivisione possa tornare utile a qualcuno e possa, per quanto possibile, alleviare seppur di poco quelle orribili sensazioni di ansia e preoccupazione che inevitabilmente seguono le prime diagnosi e che fanno parte del percorso. Vedetele come un momento di fortificazione. Per carità, meglio senza eh….

Per tutta una serie di ragioni non mi firmo con nome e cognome ma se qualcuno avesse necessità di contattarmi per qualsiasi motivo, è possibile utilizzare l’indirizzo email inserito nella sezione “contatti”.

Forza!!!

Le Domande che tutti si Fanno

Le cose che ho voluto sapere e che ho faticato a trovare. Le rispondo con parole semplici.

Devo operarmi per forza?
No. Dipende dal tipo di tumore. Per tumori a basso rischio (Gleason 6, PSA basso) la sorveglianza attiva è un'opzione valida e riconosciuta a livello internazionale. La chirurgia è indicata soprattutto per tumori a rischio intermedio-alto, localizzati, in pazienti in buona salute.
Perderò il controllo della vescica?
Una perdita temporanea di continenza è quasi sempre presente dopo l'operazione. L'85% dei pazienti recupera la continenza completa entro 12 mesi. Gli esercizi di Kegel prima e dopo l'intervento accelerano significativamente il recupero. La perdita permanente di continenza è rara nelle mani di chirurghi esperti.
E la funzione sessuale?
La disfunzione erettile dopo la prostatectomia è comune ma non inevitabile. Con la tecnica nerve-sparing bilaterale, il 60–70% dei pazienti recupera una funzione soddisfacente entro 12–24 mesi. L'età, la funzione pre-operatoria e l'esperienza del chirurgo sono i fattori chiave. I farmaci (inibitori PDE5, come il sildenafil) aiutano nel periodo di recupero.
Quanto dura la degenza?
Mediamente 1–3 giorni per la prostatectomia robotica. Si cammina già il giorno dopo l'intervento. Il catetere vescicale viene rimosso dopo 7–14 giorni in day hospital o ambulatorio. Il ritorno al lavoro sedentario è possibile in 3–4 settimane; attività fisiche intense dopo 6–8 settimane.
Il robot opera da solo?
No, assolutamente. Il sistema Da Vinci è uno strumento chirurgico avanzato controllato in tempo reale da un chirurgo esperto. Il robot non ha autonomia: traduce i movimenti delle mani del chirurgo in movimenti estremamente precisi e filtrati dai tremori naturali. Il chirurgo decide ogni singolo movimento.
Dove posso farmi operare in Italia?
I centri di riferimento per la chirurgia robotica urologica sono presenti in tutta Italia. I risultati migliori si ottengono in centri ad alto volume (oltre 150–200 prostatectomie/anno). Chiedere il numero di interventi annui al chirurgo è legittimo e importante. IEO a Milano, Ospedale Molinette a Torino, Gemelli a Roma e molti altri sono centri di eccellenza.
Come faccio a scegliere il chirurgo?
Volume di esperienza (quante prostatectomie all'anno), tasso di margini positivi, capacità di comunicazione e disponibilità alle domande. Non aver paura di chiedere un secondo parere — i buoni chirurghi lo incoraggiano. Un chirurgo che non risponde alle tue domande non è la persona giusta per operarti.
Il PSA dopo l'intervento deve essere zero?
Sì. Dopo la prostatectomia radicale il PSA dovrebbe scendere sotto 0,1 ng/mL (idealmente <0,01). Un PSA rilevabile dopo l'operazione può indicare una recidiva biochimica e richiede valutazione per eventuali trattamenti di salvataggio (radioterapia, ormonoterapia). Il monitoraggio periodico del PSA è fondamentale a vita.

Risorse e Associazioni

🎗️

AIOM — Associazione Italiana Oncologia Medica

Linee guida ufficiali italiane per il tumore della prostata. Dati epidemiologici aggiornati ogni anno.

→ aiom.it
🔵

Europa Uomo Italia

Associazione di pazienti con tumore alla prostata. Gruppi di supporto, informazione e advocacy per i diritti dei pazienti.

→ europauomo.it
🏥

SIU — Società Italiana di Urologia

La società scientifica degli urologi italiani. Utile per trovare centri specializzati e linee guida cliniche.

→ siu.it
📋

EAU — European Association of Urology

Le linee guida europee sull'urologia oncologica, disponibili anche in versione per i pazienti (in inglese).

→ uroweb.org
🤖

Intuitive Surgical — Sistema Da Vinci

Il sito ufficiale del produttore del robot Da Vinci. Trova i centri robotici italiani e le risorse per i pazienti.

→ intuitive.com
💬

Forum e Comunità Pazienti

Gruppi Facebook e forum online di pazienti che hanno affrontato lo stesso percorso. Il sostegno di chi ha vissuto l'esperienza è prezioso.

→ Gruppi di supporto

Hai una domanda?

Hai vissuto un'esperienza simile, vuoi condividere la tua storia, segnalare un errore o semplicemente fare una domanda? Sono un paziente come te — rispondo con piacere.

✉️  [email protected]

Non sono un medico e non posso fornire consulenze cliniche — per quelle rivolgiti sempre al tuo urologo.

⚠️ Nota Importante: Questo sito ha scopo puramente informativo ed è redatto da un paziente, non da un medico. Le informazioni qui contenute non sostituiscono in alcun modo il parere del tuo medico o del team multidisciplinare. Parla sempre con il tuo urologo prima di prendere qualsiasi decisione terapeutica.